CHIESA DI SAN GIROLAMO DEI CROATI – CHIUSURA ESTATE 2019

 

Chiesa di San Girolamo dei Croati – chiusura estate 2019

 

A causa dei lavori di ristrutturazione

all’interno della chiesa,
la Chiesa di San Girolamo dei Croati

rimarrà chiusa dal 24 giugno al 29 settembre 2019.

 

Dal 29 settembre 2019 riprenderà orario normale.

Celebrazioni liturgiche dalla Domenica delle Palme 14 aprile al 28 aprile 2019 nella Chiesa di San Girolamo dei Croati

Mezz’ora prima delle funzioni liturgiche serali saranno presenti uno o più sacerdoti per la confessione dei fedeli (in croato e italiano).

SETTIMANA SANTA

14 aprile 2019, DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE.  Commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme. Sante Messe: 9.30 – croato; 10.30 – italiano; 11.30 – italiano; 12.15 – italiano; 18.00 – croato.

15 aprile 2019, LUNEDÌ SANTO. Sante Messe: 7.30 – italiano; 18.30 – croato.

16 aprile 2019, MARTEDÌ SANTO. Sante Messe: 7.30 – italiano; 18.30 – italiano.

17 aprile 2019, MERCOLEDÌ SANTO. Sante Messe: 7.30 – italiano; 18.30 – italiano.

TERMINA IL TEMPO DI QUARESIMA

18 aprile 2019, GIOVEDÌ SANTOSanta Messa in Coena Domini – ore 18.30 – croato. 

19 aprile 2019, VENERDÌ SANTO, Celebrazione della Passione del Signore – ore 18.30 – croato. Venerdì santo – digiuno e astinenza. Giornata di preghiera e di offerte per la Terra Santa.

20 aprile 2019, SABATO SANTO, Veglia pasquale “Madre di tutte le veglie” – ore 20.00  -croato.  Benedizione del cibo dopo la Veglia pasquale.

21 aprile 2019, DOMENICA, PASQUA – RISURREZIONE DEL SIGNORE. Sante Messe in italiano alle ore: 10.30; 11.30; 12.15; in croato – ore 9.30; 18.00.

BUONA PASQUA

OTTAVA DI PASQUA

22 aprile 2019, Lunedì fra l’ottava di Pasqua. Sante messe: 8.00 – italiano; 18.30 – croato.

23 aprile 2019, Martedì fra l’ottava di Pasqua. Sante Messe: 8,00 – italiano; 18.30 – croato.

24 aprile 2019, Mercoledì fra l’ottava di Pasqua. Sante Messe: 8,00 – italiano; 18.30 – croato.

25 aprile 2019, Giovedì fra l’ottava di Pasqua. Sante Messe: 8.00 – italiano; 18.30 – croato.

26 aprile 2019, Venerdì fra l’ottava di Pasqua. Sante Messe: 8.00 – italiano; 18.30 – croato.

27 aprile 2019, Sabato fra l’ottava di Pasqua. Sante Messe: 8.00 – italiano; 18.30 – croato.

28 aprile 2019, Domenica II di Pasqua (della Divina Misericordia). Sante Messe: 9.30 croato; 10.30 – italiano; 11.30 – italiano; 12.15 – italiano; 18.00 – croato.

BUONA PASQUA

 

Omelia card. Comastri 9 febbraio 2019

Pontificio Collegio Croato

 

Santa Messa  in memoria

del Beato Card. Luigi Stepinac

 

9 febbraio 2019

 

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1) Per ricordare il grande insegnamento che ci viene dalla vita del Cardinale Luigi Stepinac, parto da una osservazione di Origene.

Origene è stato un grande personaggio del terzo secolo cristiano: nacque ad Alessandria di Egitto nel 185 e qui morì nel 251 in seguito alle torture subite durante la terribile persecuzione di Decio. Anche il padre di Origene, di nome Leonida, affrontò la persecuzione e morì martire ad Alessandria durante il regno di Settimio Severo. Ricordando quei tempi eroici, Origene scrive: “Allora si era veramente fedeli (e sottolinea questa parola: fedeli!), quando, nella Chiesa il martirio era esperienza quotidiana; quando al ritorno dai cimiteri dove avevamo accompagnato i corpi dei martiri, rientravamo nella nostra assemblea per pregare e commentare l’eroismo dei martiri; quando tutta la Chiesa era là, irremovibile nella fede. Allora i fedeli erano certamente poco numerosi, ma erano veramente fedeli e camminavano nella via che conduce alla Vita” (Omelia su Geremia).

Queste parole di Origene si applicano perfettamente alla vita del Cardinale Stepinac. Per il Capodanno del 1938 così scrisse ai suoi sacerdoti:

“Conosco in tutti i particolari le varie difficoltà dei sacerdoti nella cura pastorale, le difficoltà dei parroci. Le loro difficoltà saranno le mie. Insieme offriremo e insieme godremo per essere un cuore solo e un’anima sola… Nessun ostacolo vi abbatta, ma piuttosto vi fortifichi… Fratelli sacerdoti… serriamo le nostre file! Gli avversari non cercano altro che di spezzare le nostre file… Sforziamoci di sostenerci vicendevolmente, ovunque sia possibile, perché allora, anche con le nostre esili schiere, saremo una fortezza inespugnabile”. Parole attualissime!

Oggi siamo chiamati a testimoniare la nostra fede in una società diventata pagana come quella dei primi secoli.

Giustamente il Cardinale Stepinac ci ricorda che l’esempio della carità che genera unità è la più grande ed efficace predica che possiamo offrire ad un mondo pieno di violenza e di rivalità come quello di oggi.

Tertulliano, nel II secolo, rivolgendosi ai pagani del suo tempo, osservava: “Voi, guardando noi cristiani, siete costretti a dire: ‘Guarda come si amano!’ Mentre voi vi odiate anche tra fratelli! Noi, invece, ci amiamo senza essere neppure parenti secondo la carne: ma i nostri cuori sono abitati dall‘unico Dio, che è Amore”.

Non dobbiamo mai dimenticare che il Primo Comandamento che ci ha lasciato Gesù è questo: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”. Il Card. Stepinac ricordava sempre queste parole di Gesù e ad esse ispirava la sua vita.

2) Inoltre, il Cardinale Stepinac insistentemente ci ricorda che il centro e la forza dell’apostolato sacerdotale sta in un’intensa vita di preghiera, con al centro la Santa Messa che rende presente in mezzo a noi l’Amore con cui Gesù ha dato la vita per noi sulla Croce.

Così scrive ad un amico sacerdote: “Il sacerdote che si sforzerà di vivere santamente, questi sarà rafforzato proprio con la ricchezza della Santa Messa. Diventerà di giorno in giorno più forte, finché, in un certo modo, tutto diventerà possibile, come per il parroco di Ars, il quale accoglieva non solo i suoi fedeli, ma anche migliaia di altre persone che ogni anno si riversavano ad Ars per sentirlo e per vederlo”.

E attingendo alla sua personale esperienza, il Cardinale confida: “Se esiste il Paradiso sulla terra, il sacerdote lo trova nella Santa Messa“.

Pertanto non ci meraviglia la risposta del Cardinale al parroco di Krasic il quale, consigliato dai medici, gli proponeva di acquistare un televisore, per un po’ di divertimento: “Non ho bisogno di questo strumento per lo svago o il sollievo. Mi basta Gesù nell’Eucaristia. Altro non mi occorre”.

Giustamente Francois Muriac osservava: “Un buon sacerdote mi basta osservarlo: la sua vita parla, soprattutto, quando celebra la Santa Eucaristia”.

 

3) Mi sembra particolarmente importante sottolineare questo richiamo del Cardinale Sptepinac, che è in perfetta sintonia con il pensiero di San Giovanni Paolo II, espresso nell’Enciclica “Redemptoris missio”. Così scrive il Papa: “La rinnovata spinta verso la missione ‘ad gentes’ esige missionari santi. Non basta rinnovare i metodi pastorali, né  organizzare e coordinare meglio le forze ecclesiali, né esplorare con maggiore acutezza le basi bibliche e teologiche della fede: occorre suscitare un nuovo ardore di santità fra i missionari e in tutta la comunità cristiana, in particolare fra coloro che sono i più stretti collaboratori dei missionari”.

E Santa Teresa di Lisieux, che è stata una meravigliosa e feconda missionaria pur restando sempre all’interno di un monastero, ha ben espresso il segreto della fecondità dell’apostolato, che oggi molti non capiscono più. Ella, con grande lucidità, ha scritto: “Un saggio ha detto ‘datemi una leva, un punto d’appoggio, e io solleverò il mondo’. Quello che Archimede non ha potuto ottenere, perché la sua richiesta non si rivolgeva a Dio ed era espressa solo da un punto di vista materiale, i santi l’hanno ottenuto pienamente. L’Onnipotente ha dato loro, come punto d’appoggio, Se Stesso e Se Solo; come leva, la preghiera che infiamma d’un fuoco d’amore, e così essi hanno sollevato il mondo. E, così lo sollevano i santi della chiesa militante, e lo solleveranno ancora i santi futuri fino alla fine del mondo”.

Questo era anche il pensiero e l’insegnamento costante del Cardinale Stepinac: e oggi, nel vortice di tante iniziative, dobbiamo recuperare la centralità della preghiera, altrimenti rischiamo di dimenticare il chiaro avvertimento di Gesù che ha detto: “Senza di me non potete fare nulla”.

Madeleine Delbrêl infaticabile missionaria negli ambienti operai scristianizzati della Francia negli anni ’50, così scriveva: “Se il Vangelo è un libro, bisogna leggerlo. Tuttavia, questo non basta. Il Vangelo è un libro che va pregato. Tra la lettura del Vangelo e i nostri poveri tentativi di obbedienza ai suoi esempi e ai suoi precetti c’è la preghiera. Senza di essa, noi vedremo come miopi e obbediremo come paralitici. Soprattutto, senza preghiera, il Vangelo sarà soltanto parole e noi rischiamo di non incontrare vivo Colui che parla, Colui che trascina, Colui che si deve seguire”.

Ritengo che la vita del Cardinale Stepinac abbia una straordinaria attualità proprio nel richiamo alla necessità di riscoprire la preghiera come irrinunciabile anima dell’apostolato: del resto, proprio pregando egli ha vinto la cattiveria dei suoi persecutori. E oggi lo ricordiamo come vincitore.

 Concludo con un ricordo del Cardinale Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano e contemporaneo del Cardinale Stepinac. Il Cardinale Schuster, parlando ai giovani del Seminario Maggiore di Milano, sentendo vicina l’ora della sua morte, avvenuta il 30 agosto del 1954, lasciò loro una consegna profonda e soprattutto attuale. Disse: “Altro ricordo non ho da lasciarvi all’infuori di un invito alla santità. La gente pare che oggi non si lasci più convincere dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente pare indifferente al problema della salvezza, ma se un santo, o vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Cari giovani, non dimenticate che il demonio non ha paura dei nostri campi sportivi o dei nostri cinema parrocchiali, o della nostra stampa cattolica: ha paura soltanto della nostra santità”.

Il Cardinale Stepinac, con la vita e con le parole, ci consegna lo stesso identico messaggio: ascoltiamolo!

 

 

Angelo Card. Comastri

Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano

Arciprete della Basilica Papale di San Pietro

Posljednja generalna audijencija Svetog Oca pape Benedikta XVI.

L’Udienza Generale, l’ultima del Pontificato del Santo Padre Benedetto XVI

11Na posljednjoj generalnoj audijenciji srijedom pape Benedikta XVI., 27. veljače 2013. godine, koja se održala na trgu sv. Petra u Vatikanu s početkom u 10.30 sati, prema procjenama stručnjaka,  sudjelovalo je između 150 i 200 tisuća vjernika iz cijeloga svijeta. Među vjerničkim mnoštvom bili su: brojni kardinali (sedamdesetak) i biskupi (oko 200) iz Rima i  svijeta, članovi Rimske kurije, diplomatski zbor akreditiran pri Svetoj Stolici, brojni svećenici, župnici, bogoslovi, redovnici, redovnice, vatikanski namještenici, sveučilištarci i radnička mladež, mnoštvo hodočasnika iz Italije i raznih strana svijeta. „Univerzalna Crkva“, „Živa Crkva“ u malome! Od hrvatskih biskupa bili su zagrebački nadbiskup kardinal Josip Bozanić i nadbiskup msgr. Nikola Eterović glavni tajnik biskupske sinode. S papom su se došli oprostiti mnogi rimski crkveni zavodi, profesori i sveučilištarci, svećenici studenti i bogoslovi. Neka rimska crkvena sveučilišta i fakulteti imali su neradni dan kako bi njihovi članovi mogli biti na audijenciji. Na trgu sv. Petra bili su i svećenici studenti iz Zavoda sv. Jeronima, zajedno s rektorom msgr. Jurom Bogdanom i sestrama milosrdnicama iz Zavoda. U velikome mnoštvu bile su i hrvatske hodočasničke skupine, kao i mnogi Hrvati koji žive, rade ili studiraju u Rimu. Mnoštvo vjernika svih uzrasta iz Rimske biskupije došlo se oprostiti i pozdraviti svoga biskupa i papu Benedikta XIV. Prigodni nagovor-katehezu i pozdrave prisutnim vjernicima, Papa je izgovorio na dvanaest jezika: Francuski, Engleski, Njemački, Španjolski, Portugalski, Poljski, Arapski, Hrvatski, Češki, Slovački, Rumunjski i Talijanski. Papa se posljednji put obratio skupini hodočasnika na hrvatskome jeziku: Srdačno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike! Dragi prijatelji, hvala na vašoj ljubavi i blizini. Pod zaštitom Majke Marije, ostanimo povezani u molitvi i vjeri u Krista Uskrslog. Rado blagoslivljam vas i vaše obitelji. Hvaljen Isus i Marija!”.

Prigodnu katehezu – duhovni testament, izrekao je na talijanskome jeziku. Mnoštvo novinara, televizijskih snimatelja, dopisnika i analitičara izravno je pratilo ovu posebnu i jedinstvenu audijenciju u povijesti Crkve. Suvremena sredstva društenoga komuniciranja omogućila su da su stotine milijuna iz cijeloga svijeta izravno mogle pratiti audijenciju s Trga svetoga Petra.  Nakon molitve i završnoga blagoslova papa je posljednji put u papamobilu prošao trgom sv. Petra i pozdravio okupljeno vjerničko mnoštvo. Više/più…

Nagovor pape Benedikta XVI. uz molitvu Anđeo Gospodnji na Trgu sv. Petra u Rimu, u nedjelju 24. veljače 2013.

Benedetto XVI, ANGELUS, Piazza San Pietro, Domenica, 24 febbraio 2013

22Draga braćo i sestre!

Hvala Vam na Vašoj naklonosti! Danas, na drugu korizmenu nedjelju čitamo izuzetno lijepo Evanđelje o Gospodinovu preobraženju. Evanđelist Luka posebno ističe činjenicu da se Isus preobrazio dok se molio: to je Njegovo duboko iskustvo odnosa s Ocem tijekom svojevrsne duhovne obnove koju proživljava na visokoj gori u društvu Petra, Jakova i Ivana, trojice učenika koji su uvijek prisutni u trenutcima božanske objave Učitelja (Lk 5,10; 8,51; 9,28). Gospodin, koji je malo prije toga nagovijestio svoju smrt i uskrsnuće (9,22), pruža učenicima predokus svoje slave. I u preobraženju, kao i u krštenju, odjekuje  glas Oca nebeskog: “Ovo je Sin moj, Izabranik! Njega slušajte!” (9,35). Prisutnost Mojsija i Ilije, koji predstavljaju Zakon i Proroke staroga Saveza, je veoma značajna: čitava povijest Saveza je upravljena k Njemu, Kristu, koji ispunja novi “Izlazak” (9,31), ne prema obećanoj zemlji kao u Mojsijevo vrijeme, već prema Nebu. Petrov izrijek: “Učitelju, dobro nam je ovdje biti” (9,33) predstavlja nemoguć pokušaj zaustavljanja tog mističnog iskustva. Sveti Augustin tumači: “[Petru]… na gori… Krist je bio hrana duše. Zašto bi morao silaziti dolje i vratiti se naporima i bolima, kada je ondje gore bio ispunjen osjećajima svete ljubavi prema Bogu, koji su ga poticali na sveto vladanje?” (Govor 78,3: PL 38,491). Više/più…

Priopćenje Državnoga tajništva

Comunicato della Segreteria di Stato

Slobodu Kardinalskog zbora, koji je, prema crkvenim zakonima, zadužen za izbor Rimskog prvosvećenika, Sveta Stolica je odlučno branila kao jamstvo da će se taj izbor temeljiti na procjenama koje su upravljene isključivo dobru Crkve. Tijekom stoljećâ kardinali su se suočavali s mnogim vrstama pritisaka, koje se vršilo i na pojedine izbornike i na sam kolegij. Ti su pritisci imali za cilj uvjetovati njihove odluke, vodeći se isključivo političkim ili svjetovnim logikama. Dok su u prošlosti takozvane sile, to jest države, nastojale nametati svoje uvjete u izboru pape, danas se to pokušava činiti putem javnog mnijenja, a ti se pokušaji često baziraju na procjenama koje ne uzimaju u obzir tipično duhovni aspekt trenutka u kojem Crkva živi. Žalosno je da se, kako se približava početak konklava na kojima će kardinali elektori biti dužni, u savjesti i pred Bogom, potpuno slobodno iskazati svoj izbor, sve više šire često neprovjerene, neprovjerljive ili čak lažne informacije, koje također nanose ozbiljnu štetu osobama i ustanovama. Neka se u ovim trenucima, kao nikada prije, katolici usredotoče na ono bitno: neka mole za papu Benedikta, neka mole da Duh Sveti prosvijetli Kardinalski zbor, neka mole za budućeg papu, uvjereni da je budućnost Petrove lađe u Božjim rukama. Više/più…

Beato Alojzije card. Stepinac martire Memoria liturgica 2013

Card. Mauro Piacenza

Card. Mauro Piacenza

Nell’anniversario del transito al cielo del beato Alojzije card. Stepinac, il 10 febbraio 2013 la comunità croata di Roma ha ricordato e celebrato solennemente la sua memoria liturgica con una Santa Messa solenne. La concelebrazione eucaristica vespertina nella Chiesa di San Girolamo dei Croati in Roma è stata presieduta dal Prefetto della Congregazione per il Clero S.E. Mauro card. Piacenza. Alla concelebrazione hanno partecipato il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, mons. Nikola Eterović, il Rettore del Pontificio Collegio Croato di San Girolamo, mons. Jure Bogdan, il direttore spirituale del Collegio, p. Mihály Szentmártoni SJ, i rettori dei collegi ecclesiastici di Roma p. Éric Sylvestre P.S.S. (Pontificio Collegio Canadese), p. Benedikt Lautenbacher S.J. (Pontificio Collegio Germanico-Ungarico), dom Mariano Herrera Fraile (Pontificio Collegio Spagnolo), mons. Bogusław Kośmider (Pontificio Istituto Ecclesiastico Polacco), mons. Šiurys Petras (Pontificio Collegio Lituano), p. Zdenko Križić OCC (Collegio teologico internazionale dei Carmelitani Scalzi di San Giovanni della Croce), p. Siniša Balajić OFM (Collegio internazionale dei Frati Minori di Sant’Antonio di Padova), don Juan Carlos Domínguez (Collegio sacerdotale Altomonte della Pontificia Università della Santa Croce), nonché p. Ante Lozuk SJ., Vicerettore (Pontificio Collegio Russo di S. Teresa del Bambin Gesù). Alla celebrazione hanno inoltre partecipato il Rettore della Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino (Angelicum), Miroslav Konštanc Adam OP, e il prof. p. Stipe Jurič OP. La Divina Liturgia è stata concelebrata da oltre sessanta sacerdoti che studiano e operano a Roma, con l’assistenza dei seminaristi del Pontificio Collegio Germanico-Ungarico. Alla Santa Messa hanno presenziato gli ambasciatori presso la Santa Sede Filip Vučak (Croazia), Slavica Karačić (Bosnia e Erzegovina), Fernando Zegeres (Cile), Gjoko Gjorgjevski (Macedonia). Assieme a loro vi era anche il prof. Damir Grubiša, Ambasciatore della Repubblica di Croazia in Italia, nonché diversi diplomatici croati in servizio nelle ambasciate croate di Roma. Assieme ai fedeli croati di Roma e a numerose religiose e suore, alla Santa Messa hanno assistito anche numerosi seminaristi e sacerdoti nonché fedeli italiani devoti al beato Alozije Stepinac. La Divina Liturgia è stata celebrata in lingua italiana mentre i canti liturgici erano in lingua croata. Spiegando i testi domenicali, il Cardinale, nella sua omelia, ha sottolineato la fede e la fedeltà di quel grande figlio della Chiesa Cattolica che è stato il beato Alojzije Stepinac. I sacerdoti studenti don Pavao Gospodnetić e don Mario Popović hanno cantato le invocazioni della preghiera dei fedeli “Signore, dona pace e unità alla tua Santa Chiesa”. Više/più…

Memoria del Beato Martire Alojzije Card. Stepinac 2013.

Roma – Chiesa di San Girolamo dei Croati

Domenica, 10 febbraio 2013 – ore 18.00

OMELIA

di S. Em. R. il Card. Mauro Piacenza

Prefetto della Congregazione per il Clero

[Is 6,1-2a.3-8; Sal 137; 1Cor 15,1-11; Lc 5,1-11]

Sia lodato Gesù Cristo!

Cari Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,

Carissimi Fedeli tutti,

ringrazio la Provvidenza, che ci ha oggi riuniti, in questa Chiesa di San Girolamo dei Croati, segno della speciale predilezione che la Cattedra di Pietro ha nutrito, nel corso dei secoli, per il vostro nobile popolo, ricevendone sempre amore e fedeltà. Ho accolto il vostro invito a presiedere questa divina Liturgia come un particolarissimo dono della Regina degli Apostoli e Madre del popolo croato, mentre ricorre la memoria di un suo figlio prediletto, Successore degli Apostoli, Cardinale di Santa Romana Chiesa e martire di Cristo: il beato Alojsije Stepinac.

Nel brano di Vangelo appena proclamato, abbiamo ascoltato l’esclamazione di Simon Pietro: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore!» (Lc 5,8). Quanto più è grande la statura di un uomo, tanto più profonda è la consapevolezza ch’egli ha di Dio e della sua Legge, tanto maggiore è anche il senso della propria inadeguatezza, la coscienza dell’assoluta sproporzione di fronte al Mistero, quasi un senso di vertigine, la stessa vertigine che il profeta Isaia ci ha testimoniato nella prima Lettura – «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono […]; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti» (Is 6,5) –, la stessa vertigine, che pervade l’animo di Simon Pietro: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore!».

È tale questo senso di sproporzione di fronte al Mistero, che l’uomo di ogni tempo – in particolare, l’uomo del nostro tempo e del nostro Occidente –, appena possibile, preferisce distogliere lo sguardo dal Cielo per rinchiudersi nell’universo del fattibile, del quantitativo, del misurabile, dell’artificiale. Il suo rapporto con il Mistero, infatti, con quel Mistero che è l’origine e il fondamento del suo stesso essere, l’orizzonte, che ogni anelito autenticamente umano suppone e desidera, il destino verso il quale ogni uomo cammina, è drammaticamente ferito e domanda, implora di essere guarito.

Ma come potrà avvenire una simile guarigione? Come potrà l’uomo aprirsi a quel Mistero, al quale, nel nostro Occidente “progredito e civilizzato”, sembra rifiutata ogni cittadinanza? Come potrà sanarsi il rapporto dell’uomo col Mistero, se ogni benché minimo barlume del sacro viene sistematicamente oscurato, riducendo la vita nascente ad un agglomerato di cellule, la famiglia ad una sovrastruttura culturale, l’educazione religiosa e morale ad una violenta imposizione e i malati ad un mero calcolo di costi e benefici? Come potrà l’uomo anche solo “ricordarsi” del Mistero, mentre si vede proiettato in un mondo, nel quale ogni spirituale tensione sembra doversi esaurire in un frenetico possesso ed ogni ricerca di significato venire consegnata al suo soggettivo arbitrio, illudendolo di essere, in definitiva, creatore di se stesso e del proprio destino?

Dove troveremo noi la forza per ricondurre l’uomo fuori, all’aperto, nell’ampio spazio di ciò che non è fatto da lui ma è donato dall’alto e dell’alto è segno eloquente, per condurlo, attraverso la porta della fede, nello spazio di Dio e, così, riconsegnarlo all’unico vero orizzonte degno di lui, della sua ragione, del suo cuore? Dove? Potremo trovare questa forza solo, sempre e di nuovo, in quello stesso abbraccio, che è l’origine ed il significato della nostra stessa vita. Sì, perché questa sproporzione, inaudita ed insostenibile, è stata “abbracciata” dal Mistero stesso, il quale a ciascuno, ad un tratto, ha detto: «Non temere!», “non temere, perché io sono qui per te e tu mi sei caro, sei bene per me, anzi, mi sei necessario; non temere perché io ti amo, al punto da spargere fino all’ultima goccia del mio sangue per te!”.

Con questo abbraccio, la carne del Mistero, il Mistero fatto carne, ci ha conquistati a sé, per sempre, e, solo in questo abbraccio “amico”, anche l’uomo moderno, che pare sordo ad ogni naturale richiamo, potrà lasciarsi spalancare al grande cielo di Dio. Allora, quel senso di sproporzione, prima insopportabile, per lui, come per noi, verrà colmato della coscienza di essere voluto, scelto e amato fin dall’eternità, da quell’eternità, della quale conosciamo – e perciò cantiamo – il santissimo nome: Gesù di Nazareth, Signore e Cristo.

In Cristo, è il Destino della nostra vita, il Mistero che ha fatto il cosmo e ciascuno di noi, a venirci incontro, a tenderci la mano e a domandare accoglienza sulla barca della nostra esistenza, in questa nostra umana, precaria, fragile esistenza. Non avrebbe avuto alcuna necessità di salire sulla barca di Simon Pietro, quella mattina, eppure volle domandare il suo aiuto, ha voluto domandare ospitalità presso di noi, lui, della cui gloria è piena tutta la terra (Is 6,3). Ha voluto avere bisogno della nostra umanità, Cristo Dio, per sanarla e glorificarla dal di dentro!

Ringraziamo il Signore per questa sua infinita Misericordia. Mentre si fa così prossima a ciascuno, infatti, inonda di luce la nostra personale esistenza e la rende, inaspettatamente, amabile, perché luogo della sua presenza; rende, incredibilmente, amabile a noi stessi la nostra vita e, così, ci rende assolutamente amabile anche la vita, l’esistenza di ogni fratello.

Solo dentro questo sguardo di Cristo, dentro questo abbraccio di Cristo all’umana esistenza, potrà prendere carne la necessaria, nuova Evangelizzazione; solo dentro il misericordioso abbraccio di Cristo, potrà affondare le radici l’invocata riforma del Clero; solo in questo abbraccio di Cristo, quotidianamente sperimentato, sopratutto, nell’Eucaristica celebrata e adorata, anche negli anni di prigionia, anche negli anni dell’esilio, gli ultimi della sua vita terrena, trovava sempre nuovo vigore e conforto l’animo del Beato Stepinac.

Dentro quel vero e proprio “tsunami” politico e sociale della dittatura nazifascista prima, e comunista, poi, il beato principe di Zagabria resistette alle suadenti offerte del potere, pagando di persona, pur di difendere l’uomo, la sua dignità, la sua libertà, qualunque fosse lo schieramento di appartenenza, arrivando anche e proteggere colui che, fino ad un istante prima, gli si era mostrato nemico.

Guardando a quegli anni terribili, a come non si lasciò sconfortare dalla prepotenza del male, a come sopportò di vedere morire i propri sacerdoti, lui che aveva per ciascuno di loro una “passione” paterna, guardando a come sopportò la menzogna e l’ingiustizia nei processi-farsa che ne sancirono la condanna, a come accettò la prigionia e l’esilio, lontano dalla sua gente, non possiamo che ammirare l’opera della grazia in questo figlio prediletto della Chiesa, che pagò a caro prezzo la palma del martirio, testimoniando così un amore eroico, un amore davvero “cattolico”!

Imploriamo, per ciascuno di noi e per l’uomo moderno, l’ampiezza di questo amore; accogliamo il misericordioso abbraccio di Cristo, che ci ha scelti, ci ha chiamati alla fede, ci ha consacrati nella verità, nel suo nome, rendendoci così partecipi del suo stesso amore, del suo sacerdozio. Imploriamo dalla Beata Vergine Maria, Regina degli Apostoli e Madre dei Sacerdoti, Regina dei Martiri e Madre del popolo croato, per intercessione del Beato Cardinale Alojsjie Stepinac, di donarci un cuore conquistato dall’Amore crocifisso e risorto, un cuore che viva sempre nel vero orizzonte di Dio, appassionato di ogni uomo e pronto a pagare di persona, per i diritti dell’uomo, per i diritti di Dio.

«In Te Domine speravi, non confundar in aeternum!». Amen.

Omelia di Gianfranco Cardinale Ravasi

Gianfranco Card. Ravasi

OMELIA GIANFRANCO CARDINALE RAVASI (Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura) tenuta in Pontificio Collegio Croato di San Girolamo in occasione del 51° Anniversario della morte del Beato Cardinale Alojzije Stepinac (10 febbraio 2011)

Vorrei innanzitutto ringraziare il rettore, monsignor Bogdan, per l’invito che mi ha rivolto e che mi permette, questa sera, di essere all’interno di una comunità, mentre vive uno dei suoi momenti più intimi che le consentono di risalire alle sue radici, alla sua terra anche se lontana. Di risalire soprattutto a quei volti e, in particolare, a quello del beato Stepinac che oggi è davanti agli occhi di tutti noi. Vorrei prima di tutto rivolgere un ringraziamento e un saluto a tutta la comunità croata. Više/più…