Cardinale Marc Ouellet – MEMORIA DEL BEATO ALOJZIJE STEPINAC

Chiesa di San Girolamo dei Croati - Roma Domenica 12 febbraio 2017 Solenne celebrazione eucaristica nella MEMORIA DEL BEATO ALOJZIJE STEPINAC

 

Sapienza 3,1-9, Ps 31 (30), 2 Cor 6, 4-10; GV 12, 24-26;

 

“Beato l’uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita” (Gc 1,12).

Eccellenze, Reverendi sacerdoti e seminaristi, Religiosi e Religiose, Rappresentanti delle Autorità civili,

Cari fratelli e sorelle,

Il versetto dell’alleluia prima del vangelo proclama beato l’uomo sottoposto alla tentazione che supera la prova e merita così la corona della vita. Non è forse il messaggio che promana dalla vita del Beato Aloisio Stepinac, uomo di Dio e uomo di Chiesa, che fu sottoposto a dure prove e ne è uscito vincitore delle attrattive e delle insidie di questo mondo?

Al termine della sua esperienza militare, scosso dalle miserie morali e dalle difficoltà spirituali di questo servizio, fu tentato d’ignorare la sua chiamata al sacerdozio e di orientarsi verso il matrimonio e gli studi profani. Ma dopo quattro anni d’incertezza e di lotta, consigliato dal suo direttore spirituale, ritrovò la sua strada e s’iscrisse al Seminario Germanicum di Roma per sette anni di formazione sotto il pontificato di Pio XI. Fu ordinato sacerdote il 26 aprile 1930 all’età di 32 anni. Il suo talento, le sue virtù e la sua maturità umana gli avrebbero certamente aperto la “carriera ecclesiastica”, come oggi si dice, ma non ebbe il tempo di provare la tentazione di desiderarla, dato che meno di quattro anni più tardi, contro ogni attesa e nonostante la sua resistenza, era nominato Arcivescovo Coadiutore di Zagabria. A 36 anni!

Fu forse in seguito tentato d’interferire incautamente in politica quando nel 1941 appoggiò il movimento d’indipendenza della Croazia? Lo si sarebbe potuto pensare se non avesse rapidamente preso le distanze dal regime filo-fascista di Ante Pavelić con le sue chiare e ferme prese di posizione per denunciare le feroci persecuzioni contro le minoranze serbe, ebree, tzigane e altre ancora. Tutto quello che violava la dignità dell’uomo gli faceva orrore, e lo manifestava senza ambiguità.

L’Arcivescovo Stepinac avrebbe più tardi ceduto all’intransigenza e all’ostinazione rifiutando di venire a patti col regime comunista che voleva separare il cattolicesimo croato dalla Chiesa di Roma? Sulla fondamentale questione dell’attaccamento a Roma della sua nazione, Stepinac fu effettivamente inflessibile e dovette subirne le conseguenze. Contro di lui fu montato un processo politico e un’ingiusta pena detentiva l’allontanò in modo definitivo dalla vita pubblica. Egli rifiutò le offerte di liberazione e di attenuazione della pena, sempre condizionate da cedimenti agli interessi del regime comunista, preferendo restare in prigione ed esigendo senza mezzi termini che la sua liberazione fosse un riconoscimento d’invalidità del falso processo imbastito contro di lui. È solo nel 2016 che un tribunale dello stato dichiarerà l’invalidità di questo processo, ristabilendo così non solo la verità su un uomo incorruttibile ma anche l’onore della sua nazione finalmente liberata da una storica menzogna.

Questa restaurazione pur tardiva della verità non elimina tutte le controversie storiche, ma rende onore alla testimonianza dell’Arcivescovo Stepinac di cui si può dire che alla sequela di Cristo, suo Divino Maestro, è venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità. Il suo atteggiamento fermo e senza concessioni a questo riguardo gli costò assai caro, il martirio, ma recò molto frutto, secondo la logica

del vangelo: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

L’integrità di un uomo si misura sulla sua rettitudine di fronte ai dettami della sua coscienza illuminata dalla Verità. Stepinac era un uomo di principi, un difensore autentico dei diritti dell’uomo, non governava la sua Chiesa particolare da opportunista, secondo un calcolo di vantaggi mondani, agiva invece come uomo di Chiesa indissolubilmente legato alla verità del Vangelo e alla cattedra di Pietro. Questo Arcivescovo, creato cardinale dal Papa Pio XII, era riconosciuto come un asceta e dotato d’una psicologia a volte inquieta. Ci si potrebbe chiedere se fu tentato di assumere il ruolo di vittima o di martire, ai danni del suo popolo troppo a lungo privato di un’aperta direzione spirituale. Questi dubbi sono stati però tutti risolti in suo favore negli atti del processo di canonizzazione, che è giunto ormai nella sua fase conclusiva, per cui auspichiamo quanto prima la data della celebrazione.

Le radiose virtù di quest’uomo di Dio bastano a smontare il mito dell’uomo paralizzato da un anticomunismo radicale che l’avrebbe reso incapace di dialogare con il regime iugoslavo. Queste virtù sono elencate da san Paolo nella sua lettera ai Corinti, dove mostra come i ministri di Dio devono agire con grande fermezza in ogni circostanza: nelle tribolazioni, nelle prigioni, nelle veglie, nelle angosce, con le armi della giustizia, la parola di verità, l’amore sincero, la sapienza, la purezza, la magnanimità, la benevolenza. Nel caso del Cardinale Stepinac aggiungiamo ancora il coraggio, l’umiltà, la pazienza, che fecero risplendere la santità della sua persona in modo ancor più lampante in prigione che nell’esercizio della funzione episcopale.

Non è infatti il regime fondato su un’ideologia atea ad essersi reso incapace di dialogare con questo pastore incorruttibile e, a disprezzo della libertà religiosa, ad averlo allontanato dalla sua funzione? Contro ogni attesa e fuori d’ogni calcolo politico, alla lunga furono invece il suo silenzio, la sua preghiera, la sua sofferenza e la sua indefettibile unione alla Chiesa romana a contribuire più di ogni altra cosa a screditare questo regime agli occhi dell’opinione pubblica mondiale.

Alla morte del Cardinale Aloisio Stepinac, il 10 febbraio 1960, io avevo 15 anni. Me ne ricordo perché la sua sorte e la sua fama erano note in America. Egli ha segnato la mia giovinezza come uno degli eroi della Chiesa del silenzio ed è rimasto per me una figura di riferimento per il suo coraggio e la sua fedeltà che mai vengono meno. Quale emozione ho provato nel raccogliermi sulla sua tomba in occasione della visita delle Conferenze episcopali europee a Zagabria nel 2010! Ancor oggi prego perché la sua figura sia più conosciuta a livello mondiale grazie alla sua prossima canonizzazione e bisogna sperare che il rinvio dell’avvenimento serva alla causa ecumenica senza tuttavia intaccare il valore della sua indubbia testimonianza di santità.

Questo santo pastore ha accettato la costrizione del carcere a seguito di un’ingiusta condanna; sappiamo anche noi sul suo esempio essere pazienti nell’obbedienza a Papa Francesco, convinti che un simile sacrificio porterà frutto non solo per la Chiesa in Croazia ma anche per la Chiesa universale.

In fondo, la santità del Cardinale Aloisio Stepinac gravita intorno a una sola grande e bella verità, di un’immensa portata ecumenica, che costituisce da sempre la gloria dolorosa del popolo croato: l’unità della Chiesa cattolica presente in tutte le sue Chiese particolari e fondata su Pietro e i suoi successori, vescovi di Roma.

Il Beato Stepinac è stato sottoposto alle prove più dure e ha vinto la tentazione del tradimento e dell’infedeltà al suo Divino Maestro. Dal cielo dove gode della corona della vita, egli intercede perché il suo popolo perseveri nella verità della sua identità cattolica. Gioiamo oggi con lui, in quest’anniversario della sua morte, e benediciamo Dio per il suo prezioso sacrificio che ci aiuta a incarnare a nostra volta la stessa testimonianza d’amore della Chiesa. Domandiamo umilmente ogni giorno, nella preghiera del Padre Nostro, la grazia di non soccombere alla tentazione dell’infedeltà e di essere anche noi un giorno con lui gratificati della corona della vita. Amen!

Marc Card. Ouellet

Prefetto della Congregazione per i Vescovi